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All'improvviso qualcuno mi chiamò alle spalle.
C'era un tossico che conoscevo di vista, ranicchiato vicino ad una
cabina, pallido, con gli occhi rossi e gonfi.
Tremava e sembrava più magro e macilento del solito. Mi chiese
aiuto, era umile e petulante.
Nonostante mi dirigessi verso di lui continuava a rivolgermisi come se
non credesse alla possibilità di poter essere aiutato da
qualcuno.
C'era diffidenza nel suo sguardo. Si chiedeva come mai avessi accettato
di aiutarlo e magari sospettava qualche brutto scherzo.
Mi disse di stringergli il braccio. Si infilò l'ago nella vena
gonfia e tirò su lo stantuffo.
La siringa arrossì, ma il braccio gli ricadde al fianco privo di
forza.
Spinsi lo stantuffo. Mi chiese di estrarre la siringa dalla vena e resse
con due dita la pelle del braccio. L'ago uscì con una vibrazione
raschiante, come quella di un chiodo estratto da una parete.
Tossì, si rilassò, si appoggiò alla parete e
restò in silenzio dimenticandosi completamente di me.
Mi allontanai, sedetti in riva.
Sentivo un rombo da pressione bassa nelle orecchie.
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